di Ambra Craighero per Gq
"Quando la segretaria del Vittoriale degli Italiani mi ha accolto dicendomi: "Benvenuto presidente (ndr.nel 2008), questa è la sua chiave", in un attimo ho ripensato a tutta la strada che ho fatto per arrivare fin qui, in questo magnifico sarcofago. Ho realizzato un sogno". Parole e musica di Giordano Bruno Guerri che del Vate - cioè Gabriele D'Annunzio - è un grandissimo ammiratore, nonché inquilino della Cittadella Dannunziana nella quale vive quando i molteplici impegni glielo consentono.
Solo che Guerri conosce a menadito manie e feticci dell'esistenza quotidiana del Vate, quella che ha fortemente caratterizzato la sua presenza ( dal 1921 al 1938) nelle venti stanze della Prioria (la casa del Poeta) con quella straordinaria maniacalità inventiva e accumulatoria con un unico denominatore comune: "l'estetica applicata alla vita in ogni minuzia, con la certosina volontà di essere un amante della vita, oltre se stesso e la sua rappresentazione". Cosicchè un bel giorno, Guerri, nella penombra delle stanze del Vate (che soffriva di fotofobia), inizia ad affinare il suo istinto di cacciatore d'archivi e apre i suoi nove armadi "segreti" chiusi a chiave per più di settant'anni.
Ed ecco spuntare l'invisibile: gioielli, cancelleria, abiti da casa e biancheria intima, occhiali, tabacchiere, la famosa camicia da notte con l' oblò proprio lì, 73 paia di mutande rigorosamente in seta e color avorio con le sue iniziali, così come le 30 camicie da notte, le scatolette con i peli pubici delle sue donne, oltre 300 paia di scarpe disegnate dallo scrittore, i numerosi collari per i suoi levrieri, le meravigliose sottoveste-babydoll da far indossare alle prescelte, che, per soddisfare il sublime estetismo del poeta, erano costrette a spogliarsi dai propri inadeguati abiti e a indossarne di appositi, fatti confezionare dal Vate. Non mancano all'appello gli abiti da caccia, i pigiami e le amatissime vestaglie, cappelli e cappelliere. Oltre alle curiosissime missive spedite alla sua adorata cuoca - con annotazioni quotidiane - ("Mia cara Albina, o Intingola, l' accordo di queste tre cose fritte è sublime"); schizzi per l' esecuzione degli esercizi ginnici in camera per un D' Annunzio,o "dandy abbronzato" che si fa baciare dal sole quando la moda imperante per i letterati dell'epoca era di essere contemplativi e pallidi, celebrando così un vivere inimitabile che ancora oggi è una lezione di vita.
Solo che Guerri conosce a menadito manie e feticci dell'esistenza quotidiana del Vate, quella che ha fortemente caratterizzato la sua presenza ( dal 1921 al 1938) nelle venti stanze della Prioria (la casa del Poeta) con quella straordinaria maniacalità inventiva e accumulatoria con un unico denominatore comune: "l'estetica applicata alla vita in ogni minuzia, con la certosina volontà di essere un amante della vita, oltre se stesso e la sua rappresentazione". Cosicchè un bel giorno, Guerri, nella penombra delle stanze del Vate (che soffriva di fotofobia), inizia ad affinare il suo istinto di cacciatore d'archivi e apre i suoi nove armadi "segreti" chiusi a chiave per più di settant'anni.
Ed ecco spuntare l'invisibile: gioielli, cancelleria, abiti da casa e biancheria intima, occhiali, tabacchiere, la famosa camicia da notte con l' oblò proprio lì, 73 paia di mutande rigorosamente in seta e color avorio con le sue iniziali, così come le 30 camicie da notte, le scatolette con i peli pubici delle sue donne, oltre 300 paia di scarpe disegnate dallo scrittore, i numerosi collari per i suoi levrieri, le meravigliose sottoveste-babydoll da far indossare alle prescelte, che, per soddisfare il sublime estetismo del poeta, erano costrette a spogliarsi dai propri inadeguati abiti e a indossarne di appositi, fatti confezionare dal Vate. Non mancano all'appello gli abiti da caccia, i pigiami e le amatissime vestaglie, cappelli e cappelliere. Oltre alle curiosissime missive spedite alla sua adorata cuoca - con annotazioni quotidiane - ("Mia cara Albina, o Intingola, l' accordo di queste tre cose fritte è sublime"); schizzi per l' esecuzione degli esercizi ginnici in camera per un D' Annunzio,o "dandy abbronzato" che si fa baciare dal sole quando la moda imperante per i letterati dell'epoca era di essere contemplativi e pallidi, celebrando così un vivere inimitabile che ancora oggi è una lezione di vita.
http://www.gqitalia.it/show/lifestyle/2011/5/gli-abiti-a-luci-rosse-e-gli-accessori-da-dandy-hot-di-gabriele-d-annunzio-spiegato-al-vittoriale-da-giordano-bruno-guerri#?refresh=ce
