http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/17/Web_buone_idee_affari_co_7_101217041.shtml
lunedì 20 dicembre 2010
Web, buone idee e affari
http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/17/Web_buone_idee_affari_co_7_101217041.shtml
mercoledì 8 dicembre 2010
Sous le Ciel de Paris
Sono andata in Brasile dove mi sono innamorata della musica brasiliana e lo sono tuttora. Ho recitato in teatro e ho fatto anche del cinema. Esperienza interessante quest'ultima, strana, profonda. Ho girato 'Reine des Baccantes' per 'l'Orphéè' di Jean Cocteau e partecipato a numerosi film con registi come John Huston o Richard Fleischer, e ho avuto colleghi come Orson Welles, Trevor Howard, Tyron Power ed Erroll Flynn. Oggi mi ritrovo ricca d'amore, di vita e di memorie. Continuo a fare ciò che posso nel mio piccolo cammino, come una capra che si arrampica lungo un pendio roccioso ma fiorito.”
Viaggio a Zingonia, la «città ideale», tra cumuli di rifiuti e spaccio a cielo aperto
BERGAMO - Ci sono i rimasugli dell’ultima neve ammucchiati insieme all'immondizia agli angoli della piazza del «Siluro», così chiamata per un surreale obelisco stilizzato che svetta al centro dell’aiuola spartitraffico, che ora altra neve provvederà a ricoprire. E' su questa piazza, e sulle aree limitrofe, che negli anni 60' era nata l'utopia di una città ideale chiamata Zingonia, spuntata dal nulla in mezzo alla campagna bergamasca con lo scopo di coniugare residenza e lavoro ai tempi del boom economico. Ma non si può certo dire che le premesse si siano realizzate. Questa banlieue di casa nostra oggi non è altro che un'area abitativa di 4,5 km quadrati su cui si concentrano qualcosa come 33mila abitanti. Insomma, un ghetto di sei torri - paragonabile a Scampia o al Corviale, "il serpentone" sorto negli anni ' 70 alla periferia di Roma -, che vengono chiamati i «missili» nel Comune di Ciserano. I palazzi Athena e Anna, sono il fulcro di questa isola del degrado, dove i rastrellamenti sono all'ordine del giorno e si contano almeno due pattuglie fisse che monitorano il territorio. http://www.corriere.it/cronache/10_dicembre_01/zingonia-citta-ideale_ab80b9dc-fd31-11df-a940-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/gallery/cronache/12-2010/zingronia/1/viaggio-missili-zingonia_0b809c98-fd38-11df-a940-00144f02aabc.shtml#1
lunedì 29 novembre 2010
L'emozione dell'architettura
http://docs.google.com/viewer?a=v&pid=gmail&attid=0.1&thid=12c3113fe67020f7&mt=application/pdf&url=http://mail.google.com/mail/?ui%3D2%26ik%3D5a486852de%26view%3Datt%26th%3D12c3113fe67020f7%26attid%3D0.1%26disp%3Dattd%26realattid%3Df_ggavz2zv0%26zw&sig=AHIEtbQOw85NFHrT02fuJ5gES2sUQDRrzQ
Start up Week end
http://docs.google.com/viewer?a=v&pid=gmail&attid=0.1.1&thid=12c83e2c660d7f1b&mt=application/pdf&url=http://mail.google.com/mail/?ui%3D2%26ik%3D5a486852de%26view%3Datt%26th%3D12c83e2c660d7f1b%26attid%3D0.1.1%26disp%3Dattd%26zw&sig=AHIEtbToxTS6CNFQJ4miQprPO0Ema9mbBA&pli=1
lunedì 22 novembre 2010
Clandestini nel silenzio del cinema (e nella vita)
Clandestini nel cinema? Nella vita e in amore? Io clandestina lo sarò sempre...per sperimentare me stessa, mettermi in discussione. Kim Ki Duk ci insegna - o invita - a diffidare di chi non approda alla vita attraverso la faticosa riscoperta di se stesso. Se poi ciò,si esprime, grazie anche all'esempio del regista coreano, apatico ad ogni forma di conformismo, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Prendete nota: Kim è approdato al cinema dopo essere stato per cinque anni sottufficiale dell’esercito del suo paese, per due “seminarista” in un tempio riservato ai non vedenti (lui è vedente), per altri due studente di belle arti e artista squattrinato a Parigi. Vi prego, non chiamatela teoria da salotti letterari, ma esperienza di vita sublimata dalla formazione acquisita lontana dai circoli del sapere fini a se stessi. Che noia! Scusate,senza ipocrisie,la vita è fuori.E'sulle strade. E' nelle esperienze controvento. E' nel saper dire al proprio figlio : "Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila.Punto". Se Kim è autodidatta nella vita, lo è nel cinema. Riempio i miei silenzi (e taccuini) con i suoi fotogrammi. Osservo i punti cardinali delle costruzioni geometriche delle sue ombre imperfette che combaciano e misuro con il palmo della mano le simmetrie delle stesse. Come sono leggere le ombre, mentre la bilancia è lo sciacallo implacabile del peso dei corpi. Si potrà notare la costante presenza dell'acqua nei suoi film, ed è per chi nella vita è al 95% composto dall'acqua e al 5% dalle nuvole. E' per chi ha milioni di anni come gli oceani e scava in profondità della sua accettazione ( negli altri)?Che dire della musica con accenti arabeggianti?? O di quelle case galleggianti sospese nel nulla...Per me è tutta una lezione...
martedì 9 novembre 2010
Quando il gioco si trasforma in ludopatia
MILANO - «Mi alzo alla mattina e il primo pensiero è quello di andare a giocare alle slot machine. Per me sono meglio di una donna. Quando sento la musica e il rumore dei soldi mentre entrano nel ventre dell’apparecchio, già so se vincerò oppure no. È il gesto a sedurmi, non la vincita. Sono qui per guarire, ma non so se guarirò, non posso garantirlo. È troppo forte il richiamo. È come un orgasmo». È Carlo a raccontare la sua storia, un uomo di straordinaria intelligenza: pacato, solerte, lucido e critico, durante una terapia di gruppo. Le scarpe le ha lasciate fuori dall’aula di ascolto insieme alle altre dei ludopatici che hanno deciso di provare a smettere. Una volta per tutte.http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_08/ludopatia-craighero_040ceaec-eb78-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_08/ludopatia-casavilla-cornaredo-craighero_5ed5af9c-eb7b-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/gallery/cronache/11-2010/ludopatia/1/ludopatia-reportage_f8ec24de-eb77-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml#14
I colori dell'anima
"Dipingerò i tuoi occhi...ma prima devo conoscere la tua anima per dipingerli"
Amedeo Modigliani,Modì
Osservo sempre i giochi di linee dei volti, dei corpi, la simmetria o asimmetria delle proporzioni. Il colore degli occhi di un uomo spesso sono l'essenza di occhi mai veramente aperti, né chiusi. E quando sembrano privi di pupille dicono NO, senza parole. Quello che veramente ami non ti sarà mai strappato.
lunedì 8 novembre 2010
Su la testa

Copyright 2010 © Ambra Craighero
Aldo Drudi, il designer di Valentino Rossi. Ecco come è nato uno stile. Drudi: «Ho cominciato con suo padre Graziano. Poi il genio di Valentino l’ho tradotto in fantasia».
RICCIONE – Quando ancora doveva nascere la leggenda di Valentino Rossi, in Italia c’erano i grandi: Giacomo Agostini e il suo acerrimo rivale – romagnolo - Renzo Pasolini. Facevano parte di quella mitologia sociologica che ha tatuato sulla pelle i piloti in bianco e nero così come la tv. I caschi erano a scodella come gli indimenticabili occhialoni. Altri tempi. Aldo Drudi, che allora era un ragazzino, non poteva certo lontanamente immaginare che sarebbe diventato dopo trent’anni «il re dei caschi e delle carene». Insieme ad altri coetanei passava però già interi pomeriggi aggrappato alle reti di Misano - il circuito di casa – con due passioni: le motociclette e la grafica.E se nessun pilota a quei tempi pensava allo star system, figurarsi Aldo, che dopo aver frequentato la Scuola d’arte sperimentale di Pesaro si era affidato ai sogni e ai cilindri, pur di colorare il suo mondo onirico e rombante. La prima cavia? La sua moto: una Yamaha bicilindrica con livrea gialla, ridipinta color azzurro cielo.Non si può certo dire che il destino si sia nascosto tra le nuvole di quel cielo: dopo essersi iscritto all’Accademia di Firenze conosce a Urbino, in una discoteca, il suo idolo di gioventù Graziano Rossi, quello che oggi è conosciuto come il padre di Valentino Rossi, ma che è stato a sua volta pilota capace di far parlare di sé, per la stravaganza, i capelli lunghi e quell’accenno di follia alla Steve McQueen, unito ad grande talento per la guida -. «Graziano – spiega Drudi -, come Valentino è stato il precursore della comunicazione nel motociclismo. Amava i colori e la creatività. Aveva, come Valentino, l’idea di una cura maniacale per l’espressione della personalità di un pilota attraverso il disegno. Ci lega, in particolare, la prima tuta a righe bianche e rosse, e il primo prototipo di casco con disegnato un arcobaleno e un castello».
lettura su Max,Ottobre/2010 pg.108,109,110,111
Teatro oltre i confini
di Ambra Craighero, swissinfo.ch
«Terra e Laghi» è una manifestazione itinerante giunta alla quarta edizione con un programma che coinvolge comuni italiani e svizzeri della zona insubrica. Il progetto artistico Teatro Blu ne è parte integrante.
http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/Teatro_oltre_i_confini.html?cid=28629270
giovedì 21 ottobre 2010
Francesco Nuti
Survivors
mercoledì 20 ottobre 2010
Inno a John Keats
Ci siamo rapiti? Con i paesaggi, i versi dei poeti declamati ad alta voce,le distese sconfinate di lavanda che coltiveremo?La poesia è come si guarda il mondo, i bambini,il cielo, la vita,senza farsi troppo vedere. Lei, ha paura a scoprire tutte le sue carte ..e allora fugge via...perchè non resta senza pelle. Crisalidi e farfalle, farfalle e crisalidi.Forse saremo dei crisalidi infiniti senza mai diventare farfalle, perchè le farfalle volaranno dentro di noi. sparirà nel nulla». John Keats
sempre desto in una dolce inquietudine a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato,e così vivere in eterno – o se no venir meno nella morte».
domenica 17 ottobre 2010
Il genio creativo di Mario Botta in mostra al Mart
A otto anni dalla sua inaugurazione, il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) rende omaggio al suo creatore, con una mostra che ripercorre la carriera di Mario Botta. Una carrellata di sessanta progetti, tra chiese avveniristiche, case unifamiliari ed edifici pubblici.
swissinfo.ch: Ci racconta un po’ le sensazioni che ha provato durante gli allestimenti di questa mostra che riassume una vita?
Mario Botta: Una mostra d’architettura rappresenta qualcosa che non c’è, perché l’architettura è fuori dal museo: è nelle strade, nelle piazze, nelle città. Tuttavia, sono felicissimo di questa grande opportunità che mi è stata concessa. Si tratta di un viaggio a ritroso, dentro me stesso, con prologo e appendice dei miei pensieri tramutati in realtà tangibile. Mi fa effetto pensare che sono trascorsi cinquant’anni dal primo lavoro, quando ero un giovane apprendista «di bottega» (Cappella di Genestrerio e casa unifamiliare di Morbio Superiore in Svizzera nel 1959, ndr). Ho ancora lo stesso entusiasmo di quando mi laureai a Venezia con i relatori Carlo Scarpa (suo grande maestro dal '64 al '69, ndr) e Giuseppe Mazzariol. Poco più tardi iniziai a forgiare la mia disciplina interiore facendo vita «da artigiano»: tre mesi con Le Corbusier e poi con Louis Kahn. Devo dire che scavando in profondità mi sono accorto di rincorrere sempre la stessa ossessione: la ricerca di una forma alla cui definizione concorrono, insieme, il rigore delle geometrie, i materiali, il modo nel quale la luce scandisce i volumi. Anche se, ancora oggi, davanti a tutto quel che vedo sono ancor più disarmato dal mistero del processo creativo.
http://www.swissinfo.ch/ita/swissinfo/Il_genio_creativo_di_Mario_Botta_in_mostra_al_Mart.html?cid=28424226venerdì 1 ottobre 2010
giovedì 16 settembre 2010
Dialogue avec jardinier
Vorrei un uomo di quelli che non ci sono più. Di quelli che arrivano ad un appuntamento con un pomodoro. Chiedo venia, ma forse, non mi è andata così male. Una volta mi è successo che un gentlemen mi ha regalato due carciofi alla stazione di Porta Garibaldi a Milano.L'ho amato con tutta me stessa e non l'ho mai dimenticato: lui e il gesto. Dicevo, un uomo che raccoglie dal suo orto il seme della sua fatica e devozione per regalarlo, è qualcosa di magnifico; elogio all'orto e alla sua fenomenologia. Mi mancano i gesti semplici. Sono circondata da avidità, grettezza. Dal tutto è dovuto o quasi. Mancano i modi, le parole.Forse. E non sono i soldi a fare la differenza. Sono i gesti. E i gesti quando sono veri, parlano da soli. Fatico a sopportare le realtà atemporali, dove le metropoli e le provincie sembrano due stereotipi lontani e forzati: troppo semplicistica la visione del mondo attraverso solo tangenziali trafficate o formicai urbani, contrapposti alla campagna rigenerante e salutare. Mi chiedo perchè correre inutilmente, quando l’approccio naturale alla vita è fatto di piccole cose e riti quotidiani, di un mondo dove la ripetizione è vissuta come valore e non come noia?E' stato di grande insegnamento Renée, la portinaia francese del bellissimo libro L' eleganza del riccio:
domenica 12 settembre 2010
venerdì 3 settembre 2010
Tanta Svizzera alla Biennale di Venezia
È sotto la stella di Kazuyo Sejima, la prima donna a dirigere la Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, che si è aperta un’edizione – la dodicesima – orientata a indagare il tempo e lo spazio presente come specchio di quanto l’architettura può costruire come arte. La chiave di lettura di questa grande kermesse è infatti proprio l’utilizzo di un linguaggio basato sulle emozioni suscitate da ambienti diversi.È sotto la stella di Kazuyo Sejima, la prima donna a dirigere la Biennale Internazionale di Architettura di Venezia, che si è aperta un’edizione – la dodicesima – orientata a indagare il tempo e lo spazio presente come specchio di quanto l’architettura può costruire come arte. La chiave di lettura di questa grande kermesse è infatti proprio l’utilizzo di un linguaggio basato sulle emozioni suscitate da ambienti diversi.
Ecco perché Kazuyo Sejima – vincitrice del Pritzker Prize 2010 – ha fortemente voluto un confronto sulle possibilità dell’architettura, focalizzandosi sulle relazioni tra le persone e lo spazio. Lo spettatore è dunque parte integrante di un ingranaggio, e non un osservatore passivo alla ricerca di risposte. Insomma: un cammino che è un soffermarsi piuttosto che un correre, in cerca di un futuro il più possibile a misura d’uomo.
Il percorso espositivo People Meet in Architecture (le persone si incontrano nell'architettura) si snoda tra le 46 nazioni partecipanti, passando da architetti, ingegneri e artisti provenienti da tutto il mondo.
http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/Tanta_Svizzera_alla_Biennale_di_Venezia_.html?cid=28260114
martedì 24 agosto 2010
Giacometti e Cartier, ritornerò in rue d'Alesia
lunedì 16 agosto 2010
sabato 14 agosto 2010
venerdì 13 agosto 2010
Una specie di cinghiale laureato in matematica
domenica 1 agosto 2010
sabato 31 luglio 2010
Aldo Drudi: io che coloro la testa a Vale Rossi
http://www.corriere.it/gallery/sport/07-2010/drudi/1/creativo-vale-rossi_f104d25c-9bfe-11df-8a43-00144f02aabe.shtml#1
venerdì 30 luglio 2010
domenica 25 luglio 2010
Alessandro Bergonzoni
giovedì 15 luglio 2010
Walter Zenga, lo zingaro
CASTELROTTO (BZ) – L’ «uomo ragno» o «Mazenga» - questi erano i soprannomi di Walter Zenga quando giocava nell’Inter e venne proclamato miglior portiere del mondo nel 1989, nel 1990 e nel 1991 – è diventato zingaro. Una specie di Forrest Gump che non ha ancora finito di correre: con la vita, con il calcio, con le lingue (parla l’inglese, il rumeno, il turco, lo spagnolo, il serbo e ogni giorno si annota una decina di parole in arabo per «entrare nella testa dei giocatori») con le tre mogli (Elvira Carfagna, Roberta Termali e l’ultima la poliglotta ventottenne rumena Raluca Rebedea) e i quattro figli (Jacopo nato da Elvira Carfagna e giovane attaccante di talento, Nicolò e Andrea nati rispettivamente dalla conduttrice tv Roberta Termali e Samira, l’ultima figlia di otto mesi avuta dall’ultima moglie) e quella valigia pronta che lo ha portato in giro per il mondo ad allenare i New England Revolution (negli Stati Uniti d’America 1998 -1999), il Brera a Milano ( in serie D nel 2000-2001), il National Bucarest in Romania (dal 2002 al 2003), la Stella Rossa di Belgrado (2005-2006), il Gaziantepspor ( 2006-2007) in Turchia, l’Al Ain negli Emirati Arabi tre anni fa, prima di approdare al Catania e al Palermo, per poi quest’anno fare ritorno negli Emirati Arabi con l’Al Nasr. Sfida, quest’ultima, che in questi giorni lo ha portato dritto sull’Altipiano dello Scilliar, per il ritiro pre-campionato. http://www.corriere.it/sport/10_luglio_14/zenga-ritiro_d587f3ae-8f5d-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml?fr=correlati
http://www.corriere.it/gallery/sport/07-2010/ritiro/1/ritiro-squadra-araba_f9dbb380-8f5d-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml#1
Il calcio d'Arabia
KASTELRUTH (Bolzano) – E’ amore a prima vista tra l’Alto Adige e gli arabi. Ma cosa potrebbe unire Riyād all’Alpe di Siusi? E il cumino al canederlo? La risposta è il calcio. E con esso l’ex portiere interista e della nazionale, Walter Zenga. Il suo curriculum e il suo temperamento hanno convinto il principe Faycal Ben Turki Al Saoud, che gestisce diverse squadre sportive leader negli Emirati Arabi, ad affidargli il timone di uno dei club più famosi di quel Paese, l’Al Nassr. E la squadra, capitanata dal tecnico italiano - che già nel 2007 aveva allenato una squadra araba, ovvero l’Al Ain, prima di tornare nella serie A italiana prima con il Catanaia e poi con il Palermo – ha deciso di stabilire per quattro settimane, dal 6 luglio al 6 agosto prossimi, il proprio quartier generale a Castelrotto. http://www.corriere.it/sport/10_luglio_14/ritiro-trentino-arabia_3ec17b6c-8f5c-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml
mercoledì 14 luglio 2010
Intervista a Renato Martinoni
Ugo Foscolo, Francesco De Sanctis, Piero Chiara, Vittorio Sereni o Leonardo Sciascia, solo per citarne alcuni. Oltre a figurare tra i nomi più illustri della cultura italiana condividono ancora qualcosa d'altro: hanno trascorso parte della loro vita in Svizzera. Attratti dalla realtà e dal paesaggio elvetico o spesso costretti a trovarvi rifugio, questi autori hanno dato nel corso dei secoli un loro contributo per costruire un ponte tra Svizzera e Italia. http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/Alla_ricerca_dellitalianita_in_terra_elvetica.html?cid=15425762
mercoledì 7 luglio 2010
In vacanza con Del Piero e la Juve
http://www.corriere.it/sport/10_luglio_06/vacanza-juve-pinzolo_c5316742-890e-11df-9548-00144f02aabe.shtml
http://www.corriere.it/sport/10_luglio_06/pinzolo-mario-amendola_09b32e9a-8910-11df-9548-00144f02aabe.shtml
http://www.corriere.it/gallery/sport/07-2010/juve/1/tifo-fuori-campo_eadfa18c-8915-11df-9548-00144f02aabe.shtml#1
domenica 4 luglio 2010
Il destino e la legna
E' propripo vero che il destino fa fuoco con la legna che c'è. Non importa dove e la quantità. Quella è, e il destino si va a nascondere nei segreti, tra il muschio e quel che trova. Per fare i conti con le cose normali ci vuole un falò e quando si ha un fiammifero spento davanti alla terra bruciata intorno a noi, bisogna capire che la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a essere solamente se stesso e non gli altri. O solo gli altri. Il resto del tempo è condannato ad aspettare o a ricordare, senza che uno sia nè triste e nè felice. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana. Lontanissima. E non tornerà più. Tornerà solo da ogni cosa che ha in comune. Se poi un bel giorno, su un bus o su un treno, la felicità ti assale e quel fiammifero spento davanti alla terra bruciata si accende all'improvviso, è la vita che ti frega per sempre quando pensi di avere l'anima congelata in qualche freezer dimenticato. E cosa succede? Dentro di te si semina un odore, un immagine, un suono, un frammento che non se ne va più. E quella si chiama felicità. Queste sensazioni ti entrano negli occhi e sarai sempre un marinaio che davanti al mare, sulla strada asfaltata, a migliaia di chilomtri, su un tuk tuk, sentirai ogni mattina quell'odore, di notte quel suono, nei crepuscoli quell'immagine. E se andrete dagli indovini vi diranno le stesse cose, vi diranno che il vostro destino è diventato un sentiero, un cammino. L'emozione più grande? Quella di consegnarsi al destino come un ladro che ha rubato la felicità per tanto tempo, negli attimi della felicità senza nome.sabato 3 luglio 2010
Deserti
C'è chi mi ha insegnato la cosa più importante di tutte:a sorridere quando si sta male, quando dentro vorresti morire.Bisogna essere bravi a resistere, fanno così le persone che vogliono essere felici. Bisogna svegliarsi al momento giusto e sbagliare sempre per conto proprio. Se uno fa sempre e solo quello che gli chiedono gli altri, non vale la pena vivere.E' un diritto andarsene se è un dovere restare. Mi piacciono le persone che camminano veloci, che mi stanno davanti e non indietro. Così posso fermarmi e guardare come muovono le spalle, come si muovono in mezzo alla gente, da soli, come se io non ci fossi.Finchè non se ne accorgono, poi si girano e mi sorridono senza proferire una parola. E' questo il tempo di due persone che aspettano.La vita non è quasi mai nelle stanze, è fuori. Guardo molto gli altri per capire me stessa. Adoro gli sconosciuti, quelli per cui puoi immaginarti la loro vita.Per avere dignità bisogna rubare un pò alla volta. Mi piacerebbe che i vicoli, le strade che attraverso avessero memoria di me, dei miei passi,dei miei piedi quando tolgo le scarpe vicino al fango o alle pozzanghere. venerdì 2 luglio 2010
Napoli tifa Argentina e sogna Maradona campione del Mondo
Forcella, Naples, Copyright 2010 © Ambra Craighero
Giuseppe Bruscolotti Naples, Copyright 2010 © Ambra Craighero
http://www.gazzetta.it/Speciali/Mondiale_2010/Squadre/02-07-2010/napoli-tifa-argentina-sogna-71297022956.shtml
http://www.gazzetta.it/gallery/Mondiale2010/06-2010/napoli-argentina/napoli-pazza-maradona-71295763333.shtml#1
domenica 27 giugno 2010
Mistica baltica
La casa dell'amore non ha serrature, bensì porte e finestre sempre aperte. Ha ragione Anaìs Nin quando scrive che lo svelamento di una donna è una cosa delicata. Non avviene mai di notte. Specialmente se si incontra un uomo che di notte dorme sul divano o sui tetti in cerca delle stelle. Gli amici, le persone grate o ingrate, talvolta geniali o capaci di esplorare il mondo dentro di noi, sanno che rappresentiamo quel momento e non un altro, sanno qual'è il fuoco sacro che accende le nostre passioni senza bussare alla nostra porta. Il libero, l'inafferrabile avventuriero che cade in una trappola, una trappola d'amore, sarà così umano,da essere amato nella sua modestia e nella sua disubbedienza.
Aspettando il bus per Kaunas, guardavo la gente sul marciapiede. Ogni viaggio mi suscita la stessa curiosità, la stessa speranza che si prova a teatro prima che si alzi il sipario, la stessa ansiosa aspettativa. Ho guardato tutti gli uomini e le donne sul marciapiede: una carellata di piccoli segreti, ombrelli bucati, ricrescite bianche, jeans stracciati come i pensieri.Tuttavia, sono quelli che aspettano a colpirmi. Minuti, ore; qualcosa,qualcuno. Quel che resta.
Se poi si cercano le croste, i muri ammuffiti e dipinti, le possibili strade della perdizione dove si cammina scalzi in cerca dell'identità, si trovano gli ossigeni e gli idrogeni: ossigeno lui, idrogeno lei; la figlia? Un intreccio di fluidi e solidi, un principio di fuoco e fiamme in cerca delle ali delle farfalle.
Per molti la vita è una palude. Ci sono troppe lumache che attraversano i giorni della mia vita senza un perchè e con mille ragioni. Sono grigi, hanno l'anima senza interruttore, la luce si accende così di rado che si dimenticano di vivere o che vivono per pagare la corrente altrui.
E non è un caso se in una sporca mattina di giugno, dove le stelle sono passate veloci a mezzanotte, qualcuno si è acceso una sigaretta con i miei pensieri: nientemeno che una bella donna, che era stata una bellissima donna.
Di quelle che ti fanno girare il collo con il canto delle civette annesso. Aveva un fiore, un fiore viola che gli spuntava dai capelli : tinti, neri e corvini. Davanti ai miei piedi gli è caduto. Non l'ho raccolto. L'ho guardato dal finestrino del bus. Quel fermacapelli si è attaccato al cemento come una colpa d'amore, ma l'amore non ha mai colpe. Edgar Lee Master scriveva "non ci sono matrimoni in cielo: bastano quelli sulla terra".
La signora dal fermacapelli viola potrebbe scrivere un'antologia al riguardo. Ne sono certa.
Kaunas, Lituania









