L’odore del sogno dei cani, quel bianco di lino che parte dai piedi e arriva fino alla testa insieme al fango, neanche fosse Gran Marnier. Non ho più dubbi: l'amore è custodito nei fondali dei fiumi;in quelle onde voluttuose di Herzog, in quelle arie di Caruso, con in tasca quel sogno impossibile di amalgamare istinto e ragione. Fitz non è lontano come possono essere lontani gli anni 80, è lontano tutto ciò che è qui, davanti a me, adesso. Solo Herzog poteva sdoganare nell’acqua torbida, le figure grottesche dell’immaginario germanico, ambientando a Manaus, - con quel magistrale e seducente Klaus, brutto da morire e bello da vivere -, l'impossibilità che un tedesco possa attraversare gli inferni sulla terra regnanti dal caos (terreno) e dal disordine (mentale). Per non parlare di Kinski con il grammofono come polena con il quale fende l’aria e il Rio delle Amazzoni in un colpo solo. Se mi chiedete cos'è l'amore? E' questo film: un inno bianco e assoluto come lo intendo io.
martedì 23 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
Di traverso, come Odette
Di solito succede tra due naufraghi della vita, - ma anche a uno solo -. E' indubbiamente una predisposizione naturale. Spesso guardo i neuroni nel cervello e non le leghe luccicanti in acciaio cromato delle ruote dei Suv. Cerco la ruggine dove non c'è, vivo vicino alle limonaie, leggo tantissimo e curo le schegge di depressione "terapeutica" con la fantasia. Ecco la ricetta: metto un pò di zucchero dove manca e tolgo il sale quando è troppo. Non mi volto troppo spesso a guardarmi indietro: è tempo perso. Non so che farmene della aride supponenze degli ambienti che contano - letterari, di salotto e via dicendo -, preferisco un pò di garbato insuccesso, pigmentato dalle piccole conquiste quotidiane. Sulla scia del compasso di Odette, vicino alle gambe da mediano di Albert Dupontel.
www.odettetoulemonde-lefilm.com/
www.odettetoulemonde-lefilm.com/
mercoledì 17 marzo 2010
Il boom del "coworking"
Zurigo - L’idea del coworking viene dall’America dove gli spazi di lavoro low cost si sono diffusi da circa una decina d’anni riscuotendo un grande successo. Anche in Europa questo nuovo approccio si sta moltiplicando come un fenomeno di carattere sociologico.
http://www.swissinfo.ch/ita/societa/Il_coworking_arriva_in_Svizzera_.html?cid=8353244
venerdì 12 marzo 2010
La panchina della vita
Un uomo è un essere imperfetto, che sbaglia, cade e si rialza per andare avanti. Però può capitare di cadere e di non avere la forza di rialzarsi e così in un attimo ci si perde, smarrendo se stessi e la propria vita e ci si trova in balia dei rimorsi e dello sconforto, incapaci di chiedere aiuto. Questo è accaduto ad Angelo Starinieri, architetto e manager di fama internazionale che, ha perso la strada di casa e ha posto la sua dimora a Milano, diventando un clochard. Sto leggendo il suo libro e vivendo - seppur da un comodo divano -, il lucido disagio che ha catturato la sua mente e che ha reso prigioniera la sua anima, avvilita per le attenzioni non date e amareggiata per la consapevolezza di non poter tornare indietro. La sua espiazione tra i cartoni che sapevano di formaggio perché avvolgevano il parmigiano reggiano e quindi profumati, in un on the road vero, autentico,senza ipocrisie o falsi perbenismi. Ma è solo con l’aiuto di una donna che Angelo ritorna a vivere, senza essere giudicato. Si lascia alle spalle il passato, si lecca tutte le ferite e impara dai clochard, - con la sua nuova vita - che la regola è non chiedere mai. Ed è da questo esercizio divino che dovrebbe germogliare la nostra leggerezza, con un dialogo franco: con noi stessi e gli altri. Quando sei alla deriva, qualcuno ti salverà sempre, perché in quelle tasche bucate della giacca, c’è il risveglio. E quando piove, finalmente, si bagnerà l’orgoglio.
Un grazie ad Angelo Starinieri, "Angelo Smarrito"
domenica 28 febbraio 2010
The stab city
http://www.riandundon.com/
Rian Dundon è un giornalista e fotografo irlandese. Vive tra Dublino e Limerick. Pensa, scrive e fotografa con il fegato in mano. Ho una grande ammirazione per chi non fa sconti. Qui non c'è posto per la poesia. E Rian lo sa. Primo Levi parlava di ciò che è disumano - i carnefici -, ma coloro sono umani, forse diversamente da noi? E le vittime torbide, le persone che nuotano perennemente nelle ombre afflitte dai sensi di colpa, non sono più che mai complici?Rian,quando si guarda il mondo - e gli altri - dritto negli occhi, non si può mai mettersi l'anima in pace. Certi sguardi, certi racconti di vita miserabilmente vera, non hanno il tempo di chiedere ai sogni una stella.
mercoledì 24 febbraio 2010
Mondine
Ho appena parlato con una mondina, una di quelle ragazze che mille volte ho associato a Silvana Mangano nel film Riso Amaro. Ho riscoperto che cosa è la vita e la storia in pochi attimi. Ho respirato la fatica e la disperazione dentro le rughe e il colletto a fiori di una bellissima ottantenne che canta. Canta insieme ad altre mondine nel coro, un coro straordinario. Grazie Andrea per avermi fatto vivere il tuo film, quando sono circondata dalla vacuità. Grazie per avermi ricordato da dove provengo: dalla terra, da chi si è forgiato nella miseria e ha lottato nel Dopoguerra. E grazie ancora alle mondine che cantano dappertutto - per strada, in metropolitana, sui traghetti, a tavola - perchè cantare è come resistere, senza un filo di nostalgia.
giovedì 11 febbraio 2010
Il mio cappotto ( solo di cammello)
Ho tremendamente bisogno di un cappotto di cammello. Quando sono sola e mi stacco dal mondo mi attacco ai vetri. Non voglio soluzioni facili, neanche difficili. Mi piace scoprire qualcuno da come beve il caffè. Adoro le tazzine di porcellana bianca sporcate con il rossetto fuxia delle signore di mezza età. Mi danno la sensazione che oltre la pelliccia di visone ci sia sempre la volontà di riuscire a morire poveri. Da poveri. Il cappotto di cammello dicevo. Ne ho visto uno addosso ad uomo, un bell’uomo senza età. Segnato, segnato dalla vita. L’ho sbranato con gli occhi, gli ho mangiato le cuciture del paltò perchè si sentiva nell'aria la magia della sartorialità scapigliata. Era spettinato. Non poteva essere diversamente. Ho pensato a Marlon Brando, al suo essere selvaggio, a quel cappotto che copriva le sue spalle sotto le inferriate della metrò di Parigi visto nel suo celebre Ultimo Tango. Bernardo Bertolucci ha coperto i desideri di tutti gli uomini a soli 32 anni. Li ha messi sul portamento di un irripetibile Paul ( Marlon nel film): un uomo da un passato confuso, vicino alla perdita della giovinezza.Bertolucci ha più volte affermato di aver sognato una bellissima donna sconosciuta per strada e di aver fatto l'amore con lei senza sapere chi fosse. Dobbiamo essergli grati in eterno. Era senza calze. Non c'è un perchè.Mai, nemmeno sotto zero.
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