venerdì 6 novembre 2009

Belfast, gli ultimi muri d'Europa

BELFAST (IRLANDA DEL NORD) – Tra pochi giorni sarà festa a Berlino. Vent’anni dopo la caduta del muro. Ed è bello pensare che forse qualcuno sentirà ancora le note del violoncellista Mstislav Rostropovich, che si mise a suonare proprio di fronte al muro che separava l'ovest dall'est della capitale tedesca, nella notte in cui pezzo per pezzo iniziava ad essere abbattuto. Suonava e intanto i pezzi di cemento cadevano a terra. A Belfast, invece, la musica non è ancora suonata. Nel silenzio, i muri restano. Qui, fino ad ora, neanche l'ombra dei picconi. Eccoli i "Peace Line", ancora al loro posto come trent'anni fa. Non uno, ma ottantotto in tutta l'Irlanda del Nord. Resistono indomiti e crescono. Vengono allungati di qualche metro da quelli già esistenti, considerando anche le barriere di lamiera e le semplici palizzate o staccionate che separano le strade dei quartieri cattolici, da quelli protestanti. E insieme ai muri, i murales, la principale attrazione turistica della città.

giovedì 5 novembre 2009

Alta quota, off limits

Brixen, 5 novembre 2009

All´International Mountain Summit Ims http://www.ims.bz/ in Alto Adige per la prima volta´si svolge una piattaforma con i migliori alpinisti estremi del mondo. Ines Papert http://www.ines-papert.de/ , Alexander Huber www.huberbuam.de/ , Hans Kammerlander http://www.kammerlander.com/ , Reinhold Messner www.reinhold-messner.de/ , solo per citarne alcuni, si confronteranno con tutti gli appassionati della montagna sull´interpretazione dell´alpinismo e della vita. Gli alpinisti estremi racconteranno la propria gestione del corpo nel pericolo, la capacità di concentrazione, la conquista del proprio tempo agonistico, il controllo della paura. Mi interessa il tempo, le poche e circoscritte ore che si hanno a disposizione in certi frangenti, il punto di non ritorno, il controllo della paura, la vita che si riduce a pochi centimetri dalle dita, la conquista verso l´ignoto. Le vie per arrampicare sono come dei libri aperti di "altri confini", senza i quali non si potrebbe capire la "gestione del rischio" nel confronto con la natura. Nessun arrampicatore estremo cerca la morte. Analizza ogni evenienza, conosce i tipi di roccia come le sue tasche, sa che le previsioni del tempo non potranno essere sempre clementi, e´cosciente di ogni suo passo e si interrroga su tutte le possibilita´che possono esporlo al pericolo. E quando gli si presenta davanti deve avere la forza di tornare indietro come ha fatto Messner nelle sue 13 ritirate dal Nanga Parbat su 31 spedizioni. Subentra l´impulso della sfida in un contesto che puo´solo non prevedere la causalita´come intelligibilità razionale della realtà. E il dolore che fa parte della vita, bisogna esorcizzarlo, per non dare la colpa al mondo, agli altri, alla montagna.

domenica 1 novembre 2009

La mia Alda Merini

Non sono riuscita a ritrarla. Quando avrei potuto ho omesso l'atto per mancanza di coraggio. Era troppo per me, era più di un sogno che ho inseguito sui Navigli strisciando contro i muri della Sig.Poesia per molti anni. Il suo citofono d'ottone sgualcito era nel mio cuore. Avrei voluto suonare ad un angelo che ha camminato al contrario per scrivere con il sangue e l'inchiostro, senza che quest'ultimo fosse necessario. Mi sono immaginata in quella stanzetta della passione: la moka del caffè sulle fiamme ad ogni ora; nuvole di fumo intrise nella pelle dei mendicanti dell'amore; tracce di rossetto sugli specchi e sui muri ammuffiti per catturare la frase scampata alla carta insieme all'ultima bolletta della luce. Senza dubbio questa è la piccola somma di tutto quel che in parte sono nella vita e il preludio di ciò che avrei voluto essere in quel momento e per molti anni ancor prima, quand'ero seduta sopra le radici degli olmi a leggere i suoi scritti. Lei era la sostanza delle inperfezioni della natura, la libertà di chi ama senza dismisura.Non è questo che importa, non importa quanto e come abbia amato. Ciò che conta è lo spazio temporale della poesia che è entrata e uscita dai manicomi, per non avere mai più le porte, le serrature, il bancomat, l'inganno, i mutui. L'ho amata con le sue calze bucate con tutta me stessa scegliendo di respirare le sue rughe per diventare un pò eterna insieme a lei. Ho guardato i clochard e tutti gli altri con la stessa identica grazia di chi impallidisce senza i soldi davanti a una bella donna con il collier d'oro. Ho imparato a non portare le perle degli altri perchè mi piacerebbe raccoglierle per tutta la vita sulla sabbia. O pensare che qualcuno mi renderà felice senza l'eternità, perchè è con l'idea dell'eternità dentro di noi, che possiamo vivere un attimo per sempre. E se ad ogni inizio c'è una fine, ad ogni fine c'è un inizio fatto di quegli attimi che abbiamo vissuto senza tempo, senza orologio. L'aver capito che il niente costa così caro come l'esser poveri, quando l'anima è lo specchio delle tasche bucate della nostra solitudine. Perchè la povertà è sempre altrui, mentre la sciagura più grande è quella di non saperla riconoscere nella vita di tutti i giorni, con la quale non facciamo sempre i conti. Lacrime Alda, lacrime vere. Grazie per avermi tenuto per mano per così tanto tempo, in tutti i cieli, in tutte le strade che ho camminato, con lo zaino della conoscenza senza sapere dove sarei arrivata.Mi hai protetto nelle notti nel deserto; come in quelle alle stazioni; negli alberghi a cinque stelle e nelle bettole senz'acqua. Sapevo che in qualsiasi muro scrostato potevo chiederti di ascoltarmi, con la consapevolezza che solo le poesie riescono ad essere quel che sono, supplendo alla natura umana che accetta di mentire a se stessa. Grazie Alda per avermi insegnato ad accettare le persone per quello che sono e per aver fatto sgorgare le lettere dalla mia anima in giornate in cui il sonno era l'ombra del giorno. Ambra

lunedì 26 ottobre 2009

Il mio tempo


Nuvole...Sono l'intervallo tra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la mia vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente, più il niente di me stesso. Nuvole...


(Fernando Pessoa da Racconti dell'Inquitudine)


Un po' di Svizzera nel Bologna

La storia centenaria del Bologna calcio affonda le sue radici anche in terra elvetica. Luis Rauch, uno svizzero trapiantato in Italia, ha fondato nel 1909 la prestigiosa squadra felsinea con alcuni amici.

C'è fibrillazione in città: bandiere, palloncini, drappi, magliette rossoblù appese alle finestre per la passerella dei 150 giocatori che hanno fatto la storia della società. È una storia iniziata cento anni fa grazie all'idea di uno svizzero dell'estero.

È una storia infinita che vede protagonista una città contagiata dalla gioia popolare e dai ricordi sportivi di chi ha vissuto l'ultimo leggendario scudetto del 1964.

http://www.swissinfo.ch/ita/sport/Un_po_di_Svizzera_nel_Bologna_calcio.html?siteSect=181&sid=11347092&cKey=1255680383000&ty=st

lunedì 19 ottobre 2009

Bologna nel cuore, intervista a Turkilmaz

Siamo in fila - giornalisti, operatori video, fotografi - ad aspettare i 150 campioni che di lì a breve faranno la loro comparsa a duecento metri dallo stadio Dall'Ara, passando per un tunnel sotterraneo. Poi le stelle del calcio spariranno dentro alle numerose hall dello stadio.

http://www.swissinfo.ch/ita/prima_pagina/Bologna_nel_cuore.html?siteSect=108&sid=11328242&cKey=1255953031000&ty=st

giovedì 8 ottobre 2009

Paolo Meneguzzi, innamorato della musica e del gol

Nella sua camera da letto della casa di Biasca nel Canton Ticino, all'incrocio delle valli Riviera, Blenio e Leventina, ci sono ancora appesi i poster di Giancarlo Antognoni e Roberto Baggio, i grandi idoli calcistici di Paolo Meneguzzi. Quelli che ha portato nel cuore fin da bambino e per molte tournée in giro per il mondo.






http://www.swissinfo.ch/ita/prima_pagina/Paolo_Meneguzzi_innamorato_della_musica_e_del_gol.html?siteSect=108&sid=11289564&cKey=1255005280000&ty=st