Warszawa
Ugo Tognazzi alla Croisette, Festival di Cannes 1966
Warszawa
Ugo Tognazzi alla Croisette, Festival di Cannes 1966
Milano, finale Champion League 2007 Copyright © Ambra Craighero
Milano, finale Champion League 2007 Copyright © Ambra Craighero
Milano, finale Champion League 2007 Copyright © Ambra Craighero
Milano, finale Champion League 2007 Copyright © Ambra CraigheroL’ Alienato, il nevrotico, il depresso, l'immagine che traccia Nick Hornby del tifoso di calcio non è certo delle più confortanti. L’ uomo è l'eterno bambino e il calcio agisce su di lui come «grande ritardante». Il tifoso è un vero monomaniaco, che sogna e consuma only football. La sua sconsiderata devozione, la sua pretesa di mettere la squadra sopra ogni cosa (a tal punto che «il calendario delle partite ha sempre l'ultima parola su qualsiasi progetto»), deve inevitabilmente scendere a compromessi con le esigenze del mondo reale, e in generale con ogni tentativo di mantenere rapporti sociali. Non c’è molto da aggiungere.
Alberto Giacometti photo by Ugo Mulas
Pier Paolo Pasolini by Ugo Mulas
Bisognerebbe avere questa grazia. E, un disincanto assoluto verso il mondo, che inghiottisce quasi ogni evasione. Non ci sono compromessi. Solo quelli per vivere. Anche, in qualche modo. Ma con le differenze. Differenze, che ti cambiano la percezione della vita. Come Ugo Mulas, che dopo il Liceo Classico frequentato a Desenzano del Garda si trasferì a Milano. (http://www.ugomulas.org)
« Non sono stato neanche un dilettante fotografo: la prima foto che ho fatta, l’ho subito venduta. Ero uno studente, bivaccavo quasi sempre in quella specie di caffè che era allora il Jamaica, una latteria dove si riunivano dei pittori. Qualcuno m’ha prestato una vecchia macchina e mi ha detto: - Un centesimo e undici al sole, un venticinquesimo cinque- sei all’ombra - E io, con un’enorme diffidenza, ho preso in mano questa macchina. »
Volser Weiher - Agosto 2008“Scoprii che l’ossessione che ogni cosa non fosse al suo posto, che ogni faccenda non fosse a suo tempo, che ogni parola fosse nel suo stile, non era il premio meritato di una mente in ordine, ma tutto il contrario: un intero sistema di simulazione inventato da me per nascondere il disordine della mia natura”.
Liberamente tratto da “ Memoria delle mie puttane tristi” di Gabriel Garcìa Marquez
RICCIONE, 27 agosto 2008 – Se la testa di Valentino Rossi ha la livrea personalizzata di
Aldo Drudi ( www.drudiperformance.com ) , il performer romagnolo che da 25 anni vive una favola a colpi di matita e genio, qualche segreto ci sarà. In occasione del Motogweek (www.motogweek.it) in programma fino al 31 agosto nella centralissima piazza Roma di Riccione, siamo andati a curiosare nell'atelier espositivo di Drudi, dove si esprime nelle sue incredibili performance, un vero e proprio artista che ha battezzato le sue fortune professionali e creative proprio nel segno della famiglia Rossi: prima Graziano, il papà di Valentino, poi il figlio, da anni pluricampione, per lasciare il segno a colpi di colore.
Copyright 2008 © Ambra Craighero