venerdì 24 giugno 2011

Linka, twitta e posta al Social camp

Non sono più dei marziani, anche se arrivano con un'aria disincantata e con i loro immancabili tablet, iPad, iPod e computer in mano. Sono quasi tutti giovani e hanno gli stessi codici, linguaggi, gli stessi network, gli stessi acronimi.Si sono dati appuntamento per il secondo anno consecutivo al Castello Malvezzi, un luogo che per eccellenza rappresenta la tradizione e la storia della città, per una giornata all'insegna dell'innovazione e del «fare impresa», con progetti orientati al futuro e alle nuove tecnologie. L'anno scorso per il primo social camp «Pane web e salame» gli iscritti erano 103, quest'anno ben 230 provenienti da tutto il Nord Italia. Insomma, uno sguardo oltre i confini della città per capire la profondità del social web che sempre più sta definendo il futuro del fare impresa con un orientamento aperto al confronto senza che ci siano più distanze siderali tra gli investitori, i competitor, gli esperti del settore e le idee.

http://www.giornaledibrescia.it/gdb-online/gdb/gdb-online-7.373?edizione=24/06/2011&selTestata=BRESCIA&selPage=20&searchField=PAG&viewMode=

domenica 12 giugno 2011

Quando la bandiera diventa arte











Secondo la direttrice svizzera della Biennale di Venezia, Bice Curiger, l'edizione 2011 della rassegna costituisce un grande momento di scambio e… illuminazione.


Senza confini, verrebbe da dire sotto il cielo della laguna. In una rassegna in cui i significati civili, il dialogo e il collegamento tra arte e fenomeni sociopolitici è più marcato delle altre edizioni, dove si tendeva a privilegiare un impatto più "esibizionistico" legato all'ego dell'idea e dell'artista, fa riflettere, eccome, il tema proposto dall'Istituto svizzero con il progetto Flags for Venice.


http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/Quando_la_bandiera_diventa_arte.html?cid=30436630

martedì 7 giugno 2011

Biennale di Venezia, il look diventa un'opera d'arte










di Ambra Craighero GQ


Senza limiti, verrebbe da dire sotto il cielo della Laguna. In una Biennale delle Arti Visive di Venezia, la mostra più attesa nel mondo dell'arte contemporanea, la più prestigiosa nonché " la madrina di tutte le biennali d'arte internazionali", non poteva mancare, oltre ai significati civili, il dialogo e il collegamento tra l'arte e i fenomeni sociopolitici, il lato più trendy catapultato tra i Giardini e Arsenale, dove migliaia di giornalisti e addetti ai lavori da tutto il mondo hanno assistito al lato "esibizionistico" legato all'ego di stravaganti curatori, artisti, visitatori e chi ne ha più ne metta.

Un'oversose di colori, di improbabili e inverosibili accostamenti o provazioni: provocatoria l'idea di mettersi il burka o lo chador decontestualizzando un simbolo religioso, mentre tra le calli veneziane le vere donne musulmane erano dirette ai Giardini della Biennale oppure a fare la spesa senza battere ciglio.

Stravagante come sempre Roberto D'Agostino, l'ex disc-jockey nella trasmissione radiofonica "Bandiera gialla" con Arbore e Boncompagni, esperto di look e deusxe machina di "Dagospia", uno dei siti più seguiti per pettegolezzi e scoop sul mondo economico e politico italiano che ha sdoganato con un abbraccio e un "Ciao Bello" la celebre rissa in tv con Vittorio Sgarbi, quest'ultimo, curatore del Padiglione Italia intitolato "L'arte non è cosa nostra".

Eccovi un viaggio nella creatività,nell'ingegno,nel business e nel know-how tra i personaggi (sconosciuti) della Biennale in cerca di visibilità...Sono o non solo un'opera d'arte?

http://www.gqitalia.it/moda/articles/2011/6/biennale-di-venezia-il-look-diventa-un-opera-d-arte


venerdì 3 giugno 2011

La Biennale ai blocchi di partenza











Manca un giorno all'apertura al pubblico della 54esima Biennale delle Arti Visive di Venezia, la mostra più attesa nel mondo dell'arte contemporanea, la più prestigiosa nonché «la madrina di tutte le biennali d’arte internazionali».

Il termometro è alle stelle per un'edizione che sicuramente lascerà il segno. La «macchina del vento», come l'ha descritta il presidente Paolo Baratta durante la gremitissima conferenza stampa di presentazione della kermesse che ha catapultato tra Giardini e Arsenale migliaia di giornalisti e addetti ai lavori da tutto il mondo, è stata puntellata al meglio dalla sua regista, la curatrice svizzera Bice Curiger, prima direttrice donna di una mostra vecchia di 115 anni.

http://www.swissinfo.ch/ita/cultura/La_Biennale_ai_blocchi_di_partenza.html?cid=30383178

lunedì 23 maggio 2011

Terrence Malick

Cinque film in quarantanni di attività artistica. Si chiama ( finalmente) onestà intellettuale (e non seriale) espressa senza leggi economiche. In un mondo dove tutti cercano di apparire, qualcuno si nasconde. Malick è l'idiosincrasia verso la prevaricazione, i dualismi, il bianco o il nero, le moralità fatue dove nessuno ha il coraggio di guardarsi veramente dentro senza cambiare la propria vita con quella degli altri.

Come lui scelgo il silenzio, non potendo la serialità, cercando di dare alla mia vita più dignità possibile ( nel bene e nel male). Così che lo spazio intorno a me si possa intersecare - qualche volta e naturalmente - con lo spazio altrui. Di Malick non posso dimenticare il suo secondo film "I giorni del cielo": una splendida composizione corale che sembra uscita da un quadro di Millet, anzi, da tutti i suoi quadri, in una sintesi elementare tra cielo e granoturco.




Milan e Dolce&Gabbana














«La moda oggi è il nuovo calcio»: parola di Dolce e Gabbana, che hanno presentato nello show room meneghino di corso Venezia il libro fotografico «Milan fashion soccer players portraits» realizzato dal fotografo Marco Falcetta (Ambra Craighero)


http://milano.corriere.it/milano/gallery/milano/05-2011/dolce-gabbana_festa/1/milan-festa-dolce-gabbana-_dfd123f0-82bc-11e0-baac-f3bedd074966.shtml#1

http://video.corriere.it/milan-festa-dolce-gabbana-/c7e26ebc-82bb-11e0-baac-f3bedd074966

martedì 17 maggio 2011

E' la prima volta



E' la prima volta che ammiro Milano senza vesti: nuda, nuda come un verme e con la neve. Avevo visto il film in volo per Dubai, l'ho rivisto per riannodare i fili con la sinestesia. Questo film di Luca Guadagnino è finalmente ambizioso e decisamente sopra la media. Nelle arie ricorda i magnifici fasti di Luchino Visconti, con l'immagine protagonista assoluta. Trattasi di un simposio di semantiche e punti prospettici perfettamente allineati in una perfezione dell'inquadratura: mai banale e mai deforme. Una pellicola che mi ha ricordato le bucce del mandarino lasciate sulle stufe ad essiccare.