sabato 27 dicembre 2008

Final scene

DESENZANO DEL GARDA - Assorta dal lavoro; tra una bozza e l'altra, nell'oceano delle correzioni trovo il tempo per pensare. Per mezz’ora cammino in riva al lago, che in questi giorni è in burrasca. Qui, tra questi rovi e sassi, ho pensato di scrivere un piccolo manuale sulla difficoltà di vivere, sulla discrasia che esiste tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere; ma noi, siamo le splendide e maledette facce di una stessa medaglia. Come la nona sinfonia di Beethoven,nata da una mutilazione. Quel Ludwig privato dell'udito, è stato capace di incantare gli angeli con la sola vibrazione della musica. E il nostro spartito, le nostre note, si possono scrivere ovunque; sul biglietto del metrò, dietro agli scontrini del supermarket, nella moleskine, in uno stadio. In una notte gelida di dicembre.

http://www.youtube.com/watch?v=BW_-0H_u3RQ

martedì 23 dicembre 2008

Martha Argerich

MILANO - Oggi, mi sono nascosta tra i rami, anche se certe finestre non le vedrò mai. Chiudo gli occhi e suonano i carillon. Forse, la ballerina di Degas è tornata a danzare.Qualcuno me l'aveva rubata o mangiata con il solo respiro, la mia ballerina di marzapane. Alle bocche dei cani randagi si sono aggiunte le ombre dei NO. Così, la notte, aspetto la lucina del piroscafo al porto di ogni mare, per andare incontro al cielo. Sono sul molo ma c'è uno sciame di api che ronza sopra il mio ombrello bucato. In quei buchi c'è il miele, oltre al mio indirizzo di vagabonda. Però, nessuno sa, che mi stai ancora chiedendo di fare l'amore vicino al tuo groviglio di vipere.




martedì 16 dicembre 2008

Woody, Woody e ancora Woody

« C'è solo un amore duraturo. È l'amore non corrisposto. Ti resta nel cuore per sempre. »
(Una delle prostitute)
Woody Allen o Allan Stewart Königsberg mi toglie il fiato!!In «Manhattan», «Interiors», «Ombre e nebbia - Shadows and Fog», o «Provaci ancora Sam - Play It Again, Sam».In quest'ultimo film, è da replay infinito quando è vittima delle apparizioni di Humphrey Bogart che gli offre consigli sul comportamento da tenere con le donne : «Allan -il nome di Woody nel film - , hai investito le tue emozioni su azioni sbagliate ». Non è il massimo, a qualsiasi ora della notte?

domenica 14 dicembre 2008

L'irresistibile bisogno di sparire

Forse un giorno, mi metterò sulle tracce dell'irresistibile bisogno di sparire. Spesso inseguo la voracità di trarre il piacere dall' otium - ozio , un pò come l'ammalato di lettere che prima di tutto è un lettore; perchè, la grande domanda che ci si pone è sempre la stessa : di cosa scrivere?. L'identità è una maschera, la sparizione è una rinuncia del sé e un'apparente fuga. Non è forse lecito inventarsi un'altra esistenza, senza che nessuno ci venga a cercare, come capitò ad Agata Christie ?. A quel punto, seminati i pericoli di incontro come birilli, può iniziare la vera eclissi. Ma la verità, è che la scrittura, è per molti l'unica possibilità di esistenza interiore. Una specie di botola nel palcoscenico della vita, una cantina inviolata, un desiderio di appartarsi dal mondo che chiede sempre delle soluzioni a tutto, anche quando non ci sono. Una candela accesa, nelle tenebre delle notti, perchè le notti non sono tutte uguali. Ma l'essenziale, non è credere in Dio, ma che Dio continui a credere in noi con un atto di naturale diligenza. E pazienza, se nell’immaginario collettivo si pensa che scrivere sia terapeutico, che serva per conoscerci meglio. Nel mio caso non è affatto così: di me non so nulla. Io sono quello che scrivo. Quando la finzione entra nella realtà, è in qualche modo un racconto, un viaggio : un personalissimo voyage, più difficile da vivere. E penso a Tiziano Vecelio che sapeva disegnare come Michelangelo, ma il colore e la luce erano la sua - dolce ? - ossessione ; oppure a Kant che condusse sempre una vita molto regolare, condita dal - dolce ? -tormento: si dice che gli abitanti di Königsberg regolavano i loro orologi, quando alle 17 in punto vedevano passare il filosofo davanti alle loro case, durante la passeggiata quotidiana che durò ben 50 anni. Una sola volta Kant non fece la sua passeggiata: quando fu impegnato nella lettura dell' «Emilio» di Rousseau. Era il 1781 e di lì a breve apparse il capolavoro della filosofia : «La Critica della ragion pura».

giovedì 11 dicembre 2008

Shine

David Helfgott parlando di se stesso:

« Sono ridicolo vero»?.
«La musica è dei pianeti e delle stelle. La musica è il cibo dell’amore» .
« E’incredibile cosa si trova senza cercare» .

« Mi vuoi sposare? - chiede alla futura moglie, David Helfgott -, e lei risponde : – E’difficile sul piano pratico –,e lui: «io non sono pratico per niente, ma chiedi alle stelle cara» .

David, prima del grande concerto in cui esegue il difficilissimo Rach 3 di Rachmaninov : « E’ la fine, l’inizio della fine. Vado a mettere a mollo le mani prima di suonare » . Geniale.

lunedì 8 dicembre 2008

Il Suraj Hotel, la casa dei poeti senza porte

Sono partita per l’India genuflessa. Sono scappata dal mio piccolo dorato scolo europeo, un calendario fatto di giorni che non si staccano dalle pareti. Sbarcata a New Delhi davanti alle fogne circondate dalla misericordia ho acceso la mia prima pall mall. Ho spezzato il filtro in sella agli elefanti e ho annusato il sudore passivo degli antichi profeti. Certo, non era ancora fetore nauseabondo. Sospesa nel seme della follia, ho guardato dritto negli occhi l'autista indù con le calze di spugna bianche che mi aspettava nel piazzale principale. Ad attendermi c’era una fiat 127 rossa smagliante con almeno 20 anni di via e vai. Mi sono seduta su un asciugamano disteso nel sedile posteriore. Dall’aspetto, quella vecchia"carcassa", aveva sicuramente leccato le ferite dell'umanità senza saperlo. Prima di partire per Jaipur, ho pensato alla disgrazia e alla paradisiaca perdizione dei misteri della vita. Cosa diavolo stavo cercando? Dove stavo andando? Testa o croce? La sorte mi aspettava. L' autista indù aveva un occhio di vetro, il sinistro. Spiava il mondo dalla serratura dei peccati con una pupilla asimmetrica. Gli chiesi se potevo fumare la mia seconda pall mal sulla sua carcassa red. Mi rispose di sì, come un usignolo nella foresta che canta ai passeri. Quando la carcassa red è partita a zig zag tra la folla indiana in preda ad un delirio di onnipotenza, ho elencato le mie premesse per iniziare a guardare il mondo al contrario. Avevo deciso di abbandonare i miei tentativi di emulazione in campo letterario. Volevo solo guidare il carro della mia ispirazione fino a Jaisalmer, a 40km dal Pakistan. Qui, nel cuore del deserto del Thar, tra i discendenti della luna; il principe Batthi e i diari di viaggio di R.Kipling,Guido Gozzano, PPPasolini, sapevo che c’era la casa dei poeti senza porte: il Suraj Hotel. Quando arrivai ero consapevole del fatto che certi luoghi hanno la chiave per svincolarti la libertà da ogni pedaggio. Insomma, un temporaneo addio ai codici e agli ordini occidentali. Finalmente, potevo avere la sensazione di pensare a Edith Piaf e Marcel Cerdan fino chissà quando. In un attimo, sono arrivata davanti alla mia stanza che avevo prenotato dall’Italia sei mesi prima. I muri portanti erano scrostati, ammuffiti, caduti, inginocchiati. Il soffitto era crollato qualche mese prima, in seguito ad una scossa accidentale. Nessuno mi aveva avvisato del disagio. A quel punto, davanti allo scempio c’era da scegliere: cambiare albergo e lasciare i poeti, oppure restare lì a sentire il profumo della storia indomita? Non ci ho pensato due volte. Una situazione così imbarazzante non mi sarebbe mai più successa. Il titolare del Suraj Hotel era a dir poco mortificato, ma non come intendiamo noi. Mi sono fatta accompagnare nella camera martoriata dalle calamità in cui aveva dormito Pasolini. La stanza numero 3. Mi aspettava da anni, tra le poesie e le preghiere. Una volta entrata, ho chiuso gli occhi e ho chiesto a quel pezzo di muro che era rimasto di accogliere le mie pazzie. Le mie matite spuntate. Ho sfidato l’inferno, perché il paradiso non è chissà dove. Non riuscivo a immaginarmi in un hotel incartapecorito con la piscina jacuzzi in funzione. I viandanti erano venuti qui. Bruce Chatwin aveva scritto per mesi in tende miracolate e non potevo fermarmi davanti ad una processione di formiche nella stanza. L’India è anche questa. O la si prende tutta o la si lascia. Io non mi sentivo una turista. E neanche per caso. Ero al confine di tutto : di uno stato, di una nuvola, di un segreto, che ho sussurrato in un buco di quel muro affacciato sulle rovine del mondo e gli sterchi dei vagabondi. Qui, scusatemi, potevo solo impazzire d'amore. Come una vecchia puttana con la cipria, scappata dagli avvoltoi a piedi nudi nel deserto. Potevo mettermi una parrucca bionda e il reggicalze consumato dai temporali. Potevo bere la cicuta della poesia fino a morire. Ho preso la valigia e chiuso la porta. Ho raccolto il sangue dei poeti dai resti del pavimento. Mi sono sistemata sul letto di quarta mano, regale. Ho scopato. Forse con amore. Perché la destinazione era il paradiso. Alle prime luci del mattino, mi sono accesa la terza pall mall completamente nuda. Per fortuna, a qualche miglia da qui, i mendicanti con le mucche a cinque zampe di Puskar, sono in credito con il destino, mentre le mie ossessioni mi chiedono la grazia. Non l'avranno mai. Neanche nei film che iniziano con i fiocchi di neve.

domenica 7 dicembre 2008

2046 Wong Kar-Wai 花樣年

香港 HONG KONG - Il 2046 ha tre significati diversi. E' il titolo di un romanzo di fantascienza in cui uno scrittore immagina un misterioso treno destinato a trasportare i suoi passeggeri dagli anni Sessanta verso il 2046; è il numero di una stanza d’albergo; è l‘anno in cui Hong Kong finirà definitivamente sotto la sovranità della Cina.


Per me è molto, molto di più. Direi un dogma letterario e artistico. Mi sono chiesta per molto tempo se il 2046 si può sistemare. La risposta è no: perchè è la vittoria del disordine sull'ordine. Per una volta lo spam non ha trovato l'anti - spam -. Nel nostro mondo di memorie e nostalgie, fluttuano le anime libere in cerca di un cinema che incanti i cinque sensi. L'erotismo profuma, la fotografia si inginocchia. Nessun vero uomo o donna che sia, non è un peccatore con l’immaginazione. Diciamocelo: «la fantasia è un posto dove ci piove dentro. E noi non abbiamo l'ombrello».



« Quando mi chiedono perchè ho lasciato il 2046 resto nel vago, non do mai la stessa risposta. Un tempo, quando una persona aveva un segreto da nascondere, andava in un bosco, faceva un buco in un tronco e sussurrava lì il suo segreto; poi richiudeva il buco con del fango così il segreto sarebbe rimasto lì per l'eternità. Ho amato una donna, ma lei mi ha lasciato, speravo fosse nel 2046 e quindi sono andato a cercarla lì, ma non c'era, da allora non riesco a smettere di chiedermi se mi abbia mai amato, la risposta è un segreto che nessuno conoscerà mai. I ricordi sono sempre bagnati di lacrime » .
Wong Kar-Wai